A day in the life - Diario urbano e amore per le parole lette, scritte, ascoltate


Steven Szabo - SS0004
Interior, Christ M.E. Church
Leggo:
Violetta Bellocchio - Sono io che me ne vado
Manuela Furnari - Paolo Conte, prima la musica
Giacomo Nanni - Cronachette 2

Sento:
Sonic Youth - The Eternal
Dirty Projectors - Bitte Orca
Grizzly Bear - Veckatimest

Ho visto (e ne sono felice):
Terminator Salvation
Alibi e sospetti
I Love Radio Rock

Ho visto (e avrei fatto meglio a starmene a casa):
Principessa
Antichrist
Transformers - La vendetta del caduto


 

 


 

Maps. In onda alle 16
dal lunedì al venerdì,
sui 94.700 e 96.250 Mhz di
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Maps: la vita non è solo spam.

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I've Just Seen A Face

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Gente da djset
 
There's A Place

Bologna di domenica
I bagni della Festa de l'Unità
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The Ikea Experience - Fast and Furious (and Rejects) Version
The Ikea Experience - I don't like Mondays (but they do)
La nota sala da biliardo
La guida per la matricola
Roma d'estate
Roma: la notte bianca 2003
Roma sotto la pioggia
L'autobus notturno
Paris, oh, Paris
Coast to Coast
Un tempo qui era tutta montagna
Slovenia: andar di là - 1 - 2
Londra: quasi una 48 ore
New York - 1 - 2 - 3
 
I'm A Loser

La rivolta degli oggetti - Prologo
La rivolta degli oggetti
La rivolta degli oggetti - Parte seconda
La rivolta degli oggetti - Parte terza
La rivolta degli oggetti - Parte quarta
La rivolta degli oggetti - Parte quinta
Una serata secondo i programmi
Cassapanca
Una giornata niente male
Pauperismo oggi
De fiducia
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C'è posta per me - Pizzo version
Attendere, prego
Leggere attentamente le istruzioni
Piccolo genio guastatori
Tensioni
"Potrebbe sempre piovere" (cit.)
 
I'm Happy Just To Dance With You

David Bowie - Milano 23.10.03
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Chicks On Speed DJ Set - Bologna 20.11.03
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Franz Ferdinand - Bologna 13.3.04
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P.G.R. (soundcheck) - Bologna 23.7.04
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Black Forest/Black Sea - Bologna 6.10.04
Nirvana - With the Lights Out
Cranes - Bologna 28.01.05
NIN - The Downward Spiral (Deluxe edition)
Karate - Redworms' Farm - Bologna 25.02.05
Slint- Radian - Bologna 4.03.05
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Offlaga Disco Pax - Socialismo tascabile
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Gods of Metal - Bologna 11.06.05
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Elio e le storie tese - Roma 17.09.05
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Elio e le storie tese e Gianni Morandi - Bologna 02.09.06
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Ludovico Einaudi - Divenire
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Colle der Fomento - Anima e ghiaccio
Nine Inch Nails - Milano 01.04.07
Tori Amos - American Doll Posse & Nine Inch Nails - Year Zero
Sonic Youth - Ferrara 06.07.07
Independent Days Festival - Bologna 02.09.07
Elio e le storie tese - Bologna 12.09.07
The Police - Torino 02.10.07
Amor Fou - La stagione del cannibale
Radiohead - In Rainbows
Cristina Donà - Bologna 15.12.07
Elio e le storie tese - Studentessi
Explosions in the Sky - Bologna 26.05.08
Bruce Springsteen and the E Street Band - Milano 25.06.08
Blake/e/e/e e Massimo Volume - Bologna 07.11.08
Fleet Foxes - Milano 15.11.08
Express Festival 2009
 
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Ode al biscotto
Metti una sera a cena
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domenica, 28 giugno 2009
 
Appunti sparsi dal Nordest

Venerdì pesce. Sono davvero cose da blog adolescenziale, ma vorrei ringraziare gli dei per il pesce che ho mangiato venerdì sera. Non ho mai mangiato un pesce così buono. Braci fatte dal padrone di casa in giardino, sarde che si mangiavano in un boccone solo, seppie e calamari che si tagliavano sussurrando vicino al piatto parole dolci, pesce spada da applauso. Poi è arrivata la pioggia, il tavolo è finito dal giardino sotto la tettoia e il tonno ce lo siamo mangiati crudo. Memorabile. Da appuntarsi che gli amici salvano, sempre.

Sabato Michael. Con la giornata di ieri arrivano le prime speculazioni sulla morte di Michael Jackson. Il padre ride, i fan piangono, i debiti sono là dietro l'angolo. Parlando sempre con i miei benedetti amici, ci rendiamo conto che, probabilmente, comunque sia andata, anche la morte di Jacko non è stata una cosa decisa da lui. E, senza santificarlo perché musicalmente era ormai orrendo da quasi vent'anni, di colpo Michael Jackson mi fa pena. La cassetta di Dangerous occhieggia tra le altre, ma faccio finta di nulla. Nell'iPod ho Off the Wall. Da appuntarsi che, in fondo, lavorare con Paul McCartney non salva necessariamemente.

Domenica Trip(pa). Tra un'ora prendo un treno e me ne torno a Bologna. Quante volte avrò fatto le quattro ore e passa di strada ferrata (oh yeah) dal 1996 a oggi? Pensateci voi a contarle. Ma la cosa che mi fa strano è che in queste centinaia di viaggi praticamente non ho conosciuto nessuno. Come mai? Perché? Perché una volta che scarti quelle e quelli che leggono "Il Giornale", "Libero", "Chi", "Di Più", e altro ciarpame, ti rimane poco? Perché abbiamo tutti le cuffiette nelle orecchie che ci proteggono? Ho un aspetto inquietante se posizionato sulle raffinate tessiture dei sedili effeesse? Da appuntarsi che forse per la prima mezz'ora si possono guardare insistentemente i propri vicini-di-sedile, per poi riaccomodarsi su se stessi.

Lunedì gatto. Domani sera, alle 2130 presso Modo Infoshop, presento l'ultimo libro di Giacomo Nanni, Cronachette 2. Sarà presente l'autore, come si dice in questi casi (e Giacomo sarà da me a Maps nel pomeriggio). Curioso presentare questo libro. Avevo presentato il primo volume a Firenze come redattore della casa editrice. Questo secondo mi vede ancora nel colophon, anche se ho lasciato da qualche mese fumettolandia. Uhm. Sarà strano. Chi mi conosce, lo sa (cit.) Da appuntarsi che andarsene da un posto non vuol dire necessariamente esserne esiliato: soprattutto quando sei tu che decidi.


adayinthelife | 12:58 | commenti (1)



martedì, 09 giugno 2009
 
L'irrappresentabile

Sono andato a vedere un film tedesco, Settimo cielo, per parlarne stasera a Seconda Visione. La storia è quella di una donna che ha passato la sessantina e che sta da trent'anni con un uomo più grande di lei. Poi, il colpo di fulmine: lei si innamora perdutamente di un sessantaseienne, con conseguenze drammatiche. Ho visto questo film a uno spettacolo pomeridiano, in una sala gremita (come spesso accade a quegli orari) da persone che avevano le età dei tre protagonisti.
Il regista, Andreas Dresen, non ha pudori, come è giusto che sia. Dovendo rappresentare la passione, sceglie di mostrarla, e punteggia il film di scene di sesso. I commenti del pubblico in sala mi hanno fatto rabbrividire: "Guarda che cadavere" è stato il climax, raggiunto da una coppia di settantenni seduti dietro di me (che hanno commentato per tutto il film: ma di tipologie umane da sala ho già parlato qua e qua), lanciato nell'aere quando è comparso il corpo - naturalmente raggrinzito e molle - di uno degli attori.
Piccoli lettori, avrei capito la risatina imbarazzata, al limite anche la battuta, ma quel "cadavere" non era un vecchio putrefatto: era un corpo non credo così distante da quelli che riempivano la sala in cui ero. E allora ho capito. Ho capito che se delle persone si insultano pubblicamente, dandosi del cadavere, siamo davvero a un punto di non ritorno. 
L'erotismo tra anziani è irrappresentabile, il corpo (nudo, ma non solo) dell'anziano è irrappresentabile, poiché distante dai canoni vigenti che vogliono il corpo solo ed esclusivamente come oggetto sessuale. Persino i bambini si avvicinano (orrendamente) a questi canoni, più degli anziani. E questa forma ha coinvolto tutti, compresi i bambini (pericolosamente) e gli anziani, che si odiano, vedendosi su uno schermo. Sarebbe dovuta nascere una qualche forma di empatia, quanto meno.
E invece no. "Guarda che cadavere." Badate bene: non è moralismo, è istinto di conservazione, amor proprio, accettazione di sè. E la mancanza di queste cose porta a overdosi di cibo, diete e botulino, a età diverse. Parliamone, dopo avere visto Il corpo delle donne.

adayinthelife | 19:01 | commenti (4)



lunedì, 08 giugno 2009
 
Che spalle

Questa mattina ho sentito Giovanni Russo Spena, di Rifondazione, intervistato da Radio Popolare, a proposito del terrificante risultato dei partitelli di sinistra in queste elezioni europee. Dall'altra parte c'era anche una rappresentante di "Sinistra e Libertà".
"Non è andata bene", ha detto il giornalista.
"Ah, no", ha detto Russo Spena.  "Ma la sinistra radicale in Portogallo ha preso un sacco di voti." Ambè. Anche negli Stati Uniti ha vinto un democratico. E pare che ai Caraibi ci sia un mare splendido.
Ma la cosa che mi ha fatto più incazzare è che Russo Spena ha tirato fuori ancora una volta la soglia del 4% (che, se uniti, SeL e Rifondazione, avrebbero superato).

Ma insomma: che, ve l'hanno detto ieri che c'era questa soglia? Cioè, stavate votando e uno vi ha detto "Cambio! Parappappà, se non arrivate al 4%, nisba". No. E allora. Poi si può essere d'accordo o meno, con questo limite, ma, santiddio, c'è. Come c'è Berlusconi. E la fame nel mondo. Ora: possiamo continuare così, a perdere, perdere, perdere e poi dire "Eh, ma le regole fanno schifo"? Che senso ha, dico io. Se le regole non ti piacciono, non giochi. O meglio, giochi per poterle cambiare. E invece no. Almeno la palla fosse loro. Potrebbero riportarsela a casa.

Muscoli! Così non ti vengono quelle spallucce vittimiste dei tennisti italiani, che perdono sempre per colpa dell'arbitro, del vento, della sfortuna, del net, sempre per colpa di qualcuno, mai per colpa loro.
(Nanni Moretti, Aprile, 1998, capito? Novantotto)

 

adayinthelife | 12:07 | commenti (9)



giovedì, 04 giugno 2009
 
Pinguini di montagna

Live in the mountains - Maybe in december from gazebo penguins on Vimeo.

Soon on Maps.

adayinthelife | 22:52 | commenti



martedì, 02 giugno 2009
 
Dalla prima all'ultima carrozza - Express Festival 2009

Sette concerti in dodici giorni, band diverse tra loro, due location e infiniti cambi di temperatura. Ehm, cercherò di essere breve. Se cliccate sulle fotine, ne potete vedere delle altre. Pensate un po'.

Lydia LunchDal 1977 con amore - Lydia Lunch (20 maggio)
L'avevo intervistata nel pomeriggio a Maps, e aveva concluso la telefonata dicendo letteralmente "portatevi le palle, perché avrò il pisello di fuori". Questa è Lydia Lunch. Un personaggio che è entrato a gamba tesa nella no wave newyorchese e che lì è rimasta, ben sapendolo. Una carriera fatta di dischi fondamentali e altri decisamente meno riusciti. Sul palco del Locomotiv dice "siamo nel 1977": prendere o lasciare. Vestita in maniera improbabile, tortura la sua chitarra, ma tira fuori uno spettacolo divertente e consapevole di essere qualcosa di altro, che viene da un altro tempo. Pubblico variopinto e composito, ma quelli, anzi, quelle più truccate non erano nate quando la giovane Lydia faceva comunella con James Chance. Decisamente un bell'inizio.

Sweat, sex, rock'n'roll - Boss Hog e Micragirls (21 maggio)
Cristina MartinezSeconda giornata del Festival all'insegna del sesso e del sudore. Le Micragirls sono tre finlandesi giovanissime, che fanno un garage rock sghembo e scanzonato, divertente. Poi salgono sul palco i Boss Hog: Cristina Martinez non si risparmia, così come Jon Spencer e gli altri della band. Pantaloni di pelle, repertorio preso dai dischi dei Boss Hog, con canzoni che sembrano non vedano l'ora di uscire da bocche, chitarre e tamburi, dopo otto anni di assenza della band dai palchi. Uno dei migliori concerti dell'anno. Giudizio che, lo ammetto, potrebbe derivare anche dal fatto che l'ho seguito tutto in prima fila, a una spanna di distanza da quella meraviglia che è (ahimè) la moglie di Jon Spencer. Eccezionali.

Genesis P-OrridgeMutations - Psychic TV (28 maggio)
La band di Genesis P-Orridge inaugura la seconda tranche dell'Express, all'Arena Puccini. Come nel caso di Lydia Lunch, siamo trasportati altrove, in una dimensione altra, data prima di tutto dall'ormai avvenuta mutazione di Orridge nella sua scomparsa signora. Caschetto biondo, occhi perennemente sgranati, movenze che tentano di essere sexy e provocanti. Ms Genesis ce la mette tutta, e così la sua band. Quello che tirano fuori è uno spettacolo divertente, ma sfuggente, talvolta poco compatto. Rimane, però, una sensazione di divertissement, di intrattenimento che, alla fine, ripaga. Certo, un po' più di energia non avrebbe guastato, ma in fondo la signora ormai ha una certa età, sebbene sembri comunque più a suo agio a fare le mossette su un palco che a servire il te delle cinque.

Torsten KinsellaSpace Trip - God Is an Astronaut e Nicker Hill Orchestra (29 maggio)
La Nicker Hill Orchestra suona un post rock diligente e ben fatto, ma forse deve ancora acquisire forza e compattezza per risultare efficace. Dopo di loro, finalmente vedo la band irlandese, al chiuso del Locomotiv Club. Ed è uno dei live che vale la pena di vedere in quanto concerto dal vivo. Mi spiego: i tre tirano fuori sul palco dei suoni infinitamente migliori che su disco, e danno ancora senso all'abusata espressione "post rock". Non lasciano un attimo di tregua, affascinano e coinvolgono, senza avere paura di cadere, in certi momenti, in squarci di riff e ritmi quasi-metal, per poi risollevarsi eterei su nel cielo, portandoci un po' dove vogliono loro. Quando, dopo un'ora e passa, il concerto finisce, si è quasi storditi, e si vorrebbe fare un altro giro, subito. Un solo appunto: è lodevole l'idea dei God Is an Astronaut di associare dei visual ad ogni brano, è buona parte dello spettacolo, ma molti dei video sembrano davvero visti e rivisti. Peccato, no?

Matmos liveMinimalia - Matmos e Macchine sonore (30 maggio)
Macchine sonore è un progetto di Dario Neri, che, usando materiali industriali (telai, ruote di acciaio, martelletti) e vari pedali, crea loop ipnotici e affascinanti. Forse la location dell'Arena Puccini, in questo caso, non ha aiutato, ma comunque il progetto è da tenere d'occhio. Dario rimane sul palco anche quando ci salgono i Matmos. Il duo è spiritoso, simpatico e decisamente a suo agio. Il set che propongono, però, si rivela alla fine un po' noioso. Certo, i Matmos riescono a tirare fuori suoni davvero da tutto: il momento davvero memorabile del concerto è una partita a dadi (con dadi da venti, i nerdacci che sono) che diventa una base per un brano musicale. Ma non mi basta, che vi devo dire?

Akron/Family liveIndiegestione - Akron/Family, Women e His Clancyness (31 maggio)
Penultimo giorno del Festival dedicato più di altri alla musica indie, qualsiasi cosa questo termine ormai voglia dire. A patto che voglia dire qualcosa. Del progetto di Jonathan dico solo bene: ormai ha acquisito
una sua forma e dimensione, con brevi brani sognanti e eterei, che si reggono bene sulle trame di chitarra e voce e su loop di batteria. Ma la vera sorpresa sono i Women. La band canadese, lo ammetto, su disco non mi aveva convinto gran che. Brani che sembravano essere complicati ad hoc, con suoni creati apposta per tenere a distanza l'ascoltatore. Dal vivo i Women si riscattano ai miei occhi: la sezione ritmica è semplicemente incredibile, e anche le canzoni sembrano concedersi un po' di più, senza perdere la loro complessità. Pubblico entusiasta, e credo che questa soddisfazione sia derivata davvero, più che da "ehi, dopo avere ascoltato il loro disco d'esordio mille volte me li vedo finalmente dal vivo", da un "ma chi accidenti sono questi? Ehi! Vado a scaricarmi il disco (siamo nel 2009, facciamocene una ragione)". Infine, Akron/Family. Beh, partiamo dal presupposto che non li ho mai amati molto, è la prima volta che li vedo dal vivo e mi fanno una certa impressione. Sono eccezionali a suonare, hanno una coesione invidiabile tra di loro, ma dopo un'ora di concerto sono semplicemente stanco. Stanco, sì, non ho più voglia di seguirli, hanno dato a sufficienza in sessanta minuti. Invece lo show dura per altri venti, almeno. Che i fan della band non me ne vogliano, ma qua bisogna togliere, avere il coraggio (sempre a mio parere) di fare set più corti, e magari più efficaci.

Sunn O))) liveOmbre e nebbia - Sunn O))) (1 giugno)
L'Express Festival si conclude di nuovo dentro il caro,
vecchio Locomotiv Club, con uno dei concerti più attesi dell'anno. I Sunn O))), che hanno appena pubblicato Monoliths and Dimensions, per me già uno dei dischi dell'anno, tornano in Italia con un tour che celebra i dieci anni dall'uscita di The Grimmrobe Demos, rifacendo il disco per intero dal vivo. Lo potete vedere dalle foto: il Locomotiv completamente ricolmo di fumo, le figure incappucciate di Stephen O'Malley e Greg Anderson che si intravvedono appena sul palco, l'aria che risuona di accordi bassissimi e potenti per più di un'ora. I Sunn O))) portano all'estremo l'idea di concerto, e forse anche di musica: assistere a un loro concerto, chiamiamolo così, è davvero un'esperienza sensoriale, fisica, che prova e sconquassa. E' qualcosa di vicino a una performance di arte contemporanea, più che altro. Ma i due sanno decisamente il fatto loro: ascoltare l'ultimo disco per credere (o per ricredersi). Una serata memorabile.

Ecco qua, insomma. Le ultime parole di questo lungo post vanno, però, al Locomotiv, il posto dove ho passato, anche quest'anno, un sacco di tempo, dove ho messo i dischi, visto concerti, bevuto e chiacchierato. Dove mi sono divertito e consolato. E quindi grazie a tutti  quelli del Locomotiv, a Gabriele, Michele e i ragazzi del bar, e i fonici, e tutti, davvero: perché ci vuole coraggio, di questi tempi, in credere in quello che fate. Bravi. Non vedo l'ora che sia settembre per ricominciare.

adayinthelife | 13:51 | commenti (1)



domenica, 31 maggio 2009
 
Barely Italian

Sapete, nel caso quello là, dai, la cosa che mi ha sempre insospettito è: ma possibile che in un Paese in cui la pratica dell'occultamento, insabbiamento, deviazione, controllo dell'informazione è ormai a dei livelli magistrali, il Caro Premier e il suo staff si siano fatti scappare questi episodi?

Però oggi il Corriere pubblica la lettera in cui Gino Flaminio, ex-fidanzato della sgallettata, chiede scusa a Berlusconi, alla ragazza, al panettiere sotto casa, ai suoi parenti, all'elettrauto, eccetera. Questa lettera è la prova che l'entourage del Caro Premier è di nuovo attivo: è evidente, infatti, che Gino non l'ha scritta di sua volontà. Lo stile è inconfondibile: gli è stata dettata da Capezzone.

adayinthelife | 12:38 | commenti (3)



venerdì, 29 maggio 2009
 
Barely logical

Mmm. Quindi Egli ha dichiarato che non ha mai avuto "rapporti piccanti" con una minorenne.
Mi chiedo se alla sua festa le avrà almeno lasciato spegnere le candeline, prima di trascinarla nei bagni.

adayinthelife | 10:20 | commenti (2)



lunedì, 25 maggio 2009
 
L'insalata di riso

L'improvviso caldo ha anticipato servizi catastrofisti ai telegiornali, denudamenti vari, allarmi sparsi, ma anche una serie di cibi e abitudini alimentari. Tra questi, l'insalata di riso.
Perché si prepara l'insalata di riso? Perché è un cibo fresco e facile da fare, rispetto agli ingredienti che necessita ripaga - tutto sommato - in gusto, e si conserva.
Caratteristica principe dell'insalata di riso è che non se ne fa mai poca. Provate a immaginarvi un pranzo in cui qualcuno dice "Accidenti, è finita l'insalata di riso". Impossibile. E' matematicamente provato che in qualunque condizione di insalata di riso se ne fa una caterva. La cosa, all'inizio, dà soddisfazione. Torni a casa affamato, stanco, non hai la minima voglia di alzare un dito, stai già per cercare il numero di un portatore di pizza, quando... "Ehi, ma ho l'insalata di riso". Cibo che, come
molti altri, "è sempre più buono il giorno dopo". Il punto è che di insalata di riso se ne fa tantissima, quindi il giorno dopo è niente rispetto a quello dopo, e dopo, e dopo ancora. Se la gastronomia fosse una scienza esatta, la bontà dell'insalata di riso tenderebbe a più infinito. E invece no. Ma prima che si irrancidisca, l'insalata di riso ha modo di imporre la sua presenza.
Nel frigo l'insalata di riso spadroneggia: ne avete fatta tanta, quindi dev'essere messa in una ciotola o recipiente piuttosto grande. Si impone già alla vista. Ma, soprattutto, non finisce mai. Di qui i dubbi: si riproduce da sola? E, soprattutto, c'erano delle birre, in frigo, chi se le è bevute?
La tremenda verità giunge quando, al sesto giorno, vi sentite costretti a mangiare l'insalata di riso sperando che sia - illusi - l'ultima volta. Oltre il cellophane, invece, ne scorgete una quantità  ancora enorme, e quando sollevate la pellicola, sentite distintamente la nausea che vi assale... e un rutto.
E non siete stati voi a farlo.

adayinthelife | 23:48 | commenti (5)



giovedì, 21 maggio 2009
 
Il carbon dell'avvenir

Saper cuocere bene le salsicce alla brace è l'unica eredità che ci è rimasta dal più grande partito comunista dell'Europa occidentale.

(Letta su un foglietto a casa di Gerry e Vittoria, venerdì scorso, attribuita al padre di Vittoria: un genio.)

adayinthelife | 18:27 | commenti (3)



mercoledì, 13 maggio 2009
 
Piccoli nessi umani

Uno dei piccoli segnali che dimostrano il fatto che io mi stia poco dedicando a me stesso ultimamente è che sono venuto a sapere della pubblicazione di Principianti di Raymiond Carver un paio di mesi fa, a libro uscito. Uno dei grandi segnali di quanto mi stia trascurando a vantaggio del lavoro è che ho finito di leggere il libro soltanto oggi.

Innanzitutto: Principianti è la nuova versione di Di cosa parliamo quando parliamo d'amore, raccolta di racconti pubblicata nel 1981 considerata "manifesto del minimalismo letterario". In realtà si tratta della versione originale del libro: l'editor di Carver, Gordon Lish, aveva pesantemente ripassato le bozze sotto la scure dell'editing, una prima volta in maniera più lieve, una seconda volta arrivando a tagliare il 30, 50, anche 70% di ogni racconto. Einaudi propone quindi la versione del volume "come l'avrebbe voluta Carver" (le virgolette sono d'obbligo), tradotta dal solito bravissimo Riccardo Duranti, con un bel apparato di note e con alcune lettere che Carver mandò in quel periodo al suo editor.
Sapevo da tempo di questa versione, e l'apprendere che esistesse mi ha fatto sorgere alcune riflessioni, diciamo, filologiche. Facciamo un esempio apparentemente distante, ma che riguarda un altro dei miei grandi amori. A settembre usciranno i dischi dei Beatles rimasterizzati: il processo che ha portato a questa riedizione è stato seguito dai membri vivi della band, dalla moglie di Lennon e dal figlio di Harrison. Quindi, diciamo, questo controllo dovrebbe essere garanzia di genuinità, se non altro dal punto di vista della sensibilità filologica (non ho intenzione qui di parlare di sfruttamento intensivo di marchi quale Carver e i Beatles - seppure molto diversamente - sono). Così come questa edizione è tradotta dal migliore conoscitore di Carver in Italia, approvata dalla compagna dello scrittore e dai più importanti studiosi americani della sua opera.
Ma il punto è: il concetto di originalità dell'opera è davvero così slegato dall'hic et nunc in cui l'opera è stata licenziata? O è invece puramente collegato alle questioni della fattibilità tecnica e a quella dell'intentio auctoris?
Una cosa alla volta. Paul McCartney ha detto, in un vecchio numero di "Mojo", che l'album bianco non ha mai suonato così bene. Ma, d'altro canto, i Beatles, George Martin e i tecnici di Abbey Road non erano proprio gli ultimi in quanto a inventiva e capacità di innovazione. Altro esempio: le riedizioni con aggiunte della prima trilogia di Guerre stellari. Nel presentarle, Lucas ha detto che quei mostri, quella scena, quel fondale erano da sempre nella sua mente, solo che la tecnologia allora disponibile non gli permetteva di ottenerli. D'altro canto, però, i dischi dei Beatles e i film di Lucas sono stati pubblicati (nel senso più ampio del termine) in un certo modo, e proprio in quel modo lì (carente?) sono stati amati, memorizzati, storicizzati.

Ovviamente quando si parla di scrittura, la questione tecnologica decade, ma rimane - ed è più pressante - l'intenzione dell'autore. D'altro canto, sempre quando si parla di scrittura, è un nonsense immaginare lo scrittore preso dal fuoco sacro dell'arte. L'editoria è un'industria, con i suoi processi e le sue figure professionali: tra queste, l'editor.
Ora: Gordon Lish non era un fesso qualunque, così come non lo era Carver. E la riconoscenza che lo scrittore dimostra nei confronti dell'editor è evidente e giustificata. Dietro ad ogni buono scrittore c'è un buon editor, per fare una parafrasi. Lish è stato più che utile a Carver, c'è poco da fare. L'ha indirizzato, corretto, lodato: tagliando, aggiungendo, discutendo con lui ha fatto l'editor, punto. Ma è bene distnguere anche il lavoro dell'editor, che si gioca tutto nella misura e nel contesto. Paradossalmente, tagliare un romanzo del 60% è meno grave, a mio parere, che tagliare un racconto del 40. Perché il racconto è un organismo più delicato, più piccolo e fragile di un romanzo: bisogna andarci, insomma, coi piedi di piombo. Se no, tanto vale riscrivere tutto.
Torniamo alla storia: Di cosa parliamo quando parliamo d'amore esce e spalanca a Carver le porte del successo. L'opera di Lish, per molti versi artificiale come ogni manufatto industriale seppur "alto", ha funzionato, il minimalismo diventa nuovo canone (e permane come modello ancora oggi, il che ci dovrebbe fare riflettere). Qualche anno dopo esce Cattedrale, ed è un successo ancora maggiore: i critici notano che c'è maggior respiro nei racconti, e iniziano a "indagare" sulla figura di Lish. C'è anche un racconto che è ripreso pari pari dal libro precedente, ma Carver gli cambia il titolo e gli dà aria: per Cattedrale Carver agisce praticamente da solo.
Attenzione, però: Lish, su Di cosa parliamo fa due editing. Il primo, più leggero, è accettato da Carver. Il secondo, quello con le grosse cifre percentuali citate sopra, getta Carver in uno sconforto disumano, ben testimoniato dalle lettere in appendice al volume. Si parla di "paranoia", per intenderci.

Ho finito oggi Principianti, e, ancora una volta, Carver mi ha stretto l'anima e commosso fino alle lacrime. Ma l'ho sentito più vicino di quando ho letto per la prima volta Di cosa parliamo. I personaggi, sebbene risolti magistralmente in poche righe, sono ancora più veri., forse perché le righe invece di essere tre sono sette. I discorsi che fanno sono più reali, forse perché inframmezzati da digressioni e cambi d'argomento, sembra che palpitino sulle pagine le parole che vengono scambiate, e pare di sentire
più di prima il vento che batte incessante sulle case dove sono ambientate le storie. Ma per capire di cosa si tratta, cos'è che rende Principianti un libro da leggere e rileggere, è necessario arrivare alle ultimissime pagine. In una lettera a Lish Carver scrive, a proposito della seconda revisione della sua raccolta, poco prima che sia pubblicata:

Lo voglio quel senso di bellezza e di mistero che [i racconti] hanno ora, ma non voglio perdere di vista, perdere il contatto con i piccoli nessi umani che avevo visto nella prima versione che mi hai mandato. In qualche modo sembravano essere più pieni, nel senso migliore, in quella prima revisione.
Raymond Carver,
Principianti, Einaudi, Torino 2009, p. 287. Traduzione di Riccardo Duranti.

Ecco, i piccoli nessi umani, che sicuramente lo stesso Lish aveva tirato fuori all'inizio del suo lavoro. Ecco cosa c'è in più in Principianti e Cattedrale rispetto a Di cosa parliamo. I nessi umani. Qualcosa che non è poco per nessuno, figuriamoci per Carver, che di questi nessi, tessuti in manciate di parole, ha fatto grande la sua scrittura.
Certo, il problema se mi ricomprerò o meno la discografia dei Beatles tra qualche mese permane.
 
adayinthelife | 21:04 | commenti (10)



giovedì, 30 aprile 2009
 
Ritorno a Brokeback Mountain

Non mi sono dato all'allevamento di bestiame e non ho neanche cambiato gusti sessuali. Solo, torno dopo tre anni, portando con me nuovi giovani virgulti e vecchie conoscenze, nell'ameno luogo dove sono stato nel 2005, e di cui ho scritto qua.

A differenza di allora, troveremo la neve.

E' stato bello, miei piccoli lettori.

adayinthelife | 12:04 | commenti (1)



mercoledì, 29 aprile 2009
 
Barely Illegal

L'intervista che il Corriere della Sera pubblica alla 18enne napoletana che chiama Berlusconi "papi" , lo invita alla sua festa di compleanno e che riceve da anni i Suoi regali e regalini è semplicemente oscena.
Mi fa venire in mente due cose: povero padre della diciottenne e...

adayinthelife | 10:58 | commenti



martedì, 28 aprile 2009
 
La nuova stagione

Sono tornati gli Amor Fou. Il loro disco d'esordio, La stagione del cannibale, mi aveva entusiasmato (guardate qua e qua). Molte cose sono cambiate, nella band, nella mia e nelle nostre vite, ma la canzone "Filemone e Bauci", che prosegue in qualche modo la serie di riferimenti mitologici dell'ep di Casador, continua a parlarmi con la stessa schiettezza che avevano le canzoni del primo album.

Comunque, ecco quello che scrive Alessandro Raina sul brano.

Una canzone on line da oggi, un Ep e un racconto inedito di Alessandro Raina in uscita a Giugno, che riaffermano il legame fra la band e il grande cantautorato italiano riletto in chiave moderna e cinematografica.
Racconta Ovidio nelle Metamorfosi che Zeus ed Ermes vagarono per la terra con sembianze umane, bussando invano a mille porte. Una sola capanna di canne e fango offrì loro asilo. Qui, Filemone e Bauci nvecchiavano insieme sopportando la povertà, resa più dolce dal loro legame.
Scatenata la propria ira gli dei risparmiarono i due coniugi, offrendosi di esaudire qualunque loro desiderio. Filemone e Bauci chiesero solo di poter morire insieme e Zeus li trasformò in una quercia e un tiglio uniti per il tronco.
Nella canzone che segna il ritorno degli Amor Fou, tuttavia,  non c'è nessuna voglia di celebrare una storia leggendaria. Non c'è alcun grande amore da esaltare.
C'è un atto di accusa rivolto innazitutto a sè stessi. La confessione di due trentenni qualunque, come tanti di noi, per cui una storia d'amore non sembra avere ormai quasi piu' nulla di sacro.
Si fanno i conti col presente, con il diventare grandi nel solco di una generazione smarrita, disillusa da decenni di promesse non mantenute, che di idealismo, cambiamento e trasformazioni sembra non avere piu' voglia. E che imperterrita si specchia ripetutamente, dolcemente, sempre e solo in sè.


Ascolta e scarica "Filemone e Bauci"


adayinthelife | 11:15 | commenti



domenica, 19 aprile 2009
 
No, ma dai...

Suonare l'iPhone come fosse un trombon? Tutto questo e anche di più (via Melablog).

adayinthelife | 13:53 | commenti (2)



mercoledì, 01 aprile 2009
 
"Ricordati che devi morire" (cit.)

Per motivi che non vi sto a spiegare, capito sul blog "Canta la vita". Scorro un po' con il mouse e capito su questo post. Vi prego, cliccate sulla slide. Sì, dove c'è scritto "E per riflettere puoi scaricare: sarai crocifisso".

Come sbarazzino contrasto, ecco un link a un video dei Deicide. Alla fine sono più allegri loro. Poi uno dice che sceglie il lato oscuro della Forza...

adayinthelife | 15:28 | commenti (2)