A day in the life - Diario urbano e amore per le parole lette, scritte, ascoltate


Max Waldman - Other Dances - Performed by: Natalia Makarova - Jerome Robbins Choreography - 
New York, l976 © Max Waldman Archives
Leggo:
Marco Corona - L'ombra di Walt
Richard Perez - Storia d'amore all'East Village
Dito Montiel - A Guide To Recognizing Your Saints

Sento:
Singer - Unhistories
Cloudland Canyon - Lie in Light
Portishead - Third

Ho visto (e ne sono felice):
Cargo 200
In Bruges
Gomorra

Ho visto (e avrei fatto meglio a starmene a casa):
Riprendimi
Smart People
Carnera


 

 


 

Maps. In onda alle 16
dal lunedì al venerdì,
sui 94.700 e 96.250 Mhz di
Città del Capo - Radio Metropolitana di Bologna,
o in streaming.
MP3 da scaricare senza problemi penali,
minilive, tricche e tracche,
foto di vip.
Maps: la vita non è solo spam.

Days

oggi
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003
 
I've Just Seen A Face

Neighbours
Neighbours 2
Neighbours 3
Neighbours 4
Neighbours 5
Neighbours 6
Neighbours 7
Neighbours 8 - Sneak Preview
Neighbours 9 - New Year's Edition
Referrers
Referrers 2
Referrers 3
Referrers 4
Referrers 5
Referrers 6
Referrers 7
Referrers 8
Referrers 9
Referrers 10
Referrers 11
Referrers 12
Referrers 13
Referrers - Fuori serie
Referrers 14
Festivalieri
Melissapì
Emanuela Folliero
Piero Pelù - 1 2 3
Meg
Daniela Santanchè - 1 2 3
Moviegoers - Prima e seconda parte
 
There's A Place

Bologna di domenica
I bagni della Festa de l'Unità
The Ikea Experience
The Ikea Experience - Fast and Furious (and Rejects) Version
The Ikea Experience - I don't like Mondays (but they do)
La nota sala da biliardo
La guida per la matricola
Roma d'estate
Roma: la notte bianca 2003
Roma sotto la pioggia
L'autobus notturno
Paris, oh, Paris
Coast to Coast
Un tempo qui era tutta montagna
Slovenia: andar di là - 1 - 2
Londra: quasi una 48 ore
New York - 1 - 2 - 3
 
I'm A Loser

La rivolta degli oggetti - Prologo
La rivolta degli oggetti
La rivolta degli oggetti - Parte seconda
La rivolta degli oggetti - Parte terza
La rivolta degli oggetti - Parte quarta
La rivolta degli oggetti - Parte quinta
Una serata secondo i programmi
Cassapanca
Una giornata niente male
Pauperismo oggi
De fiducia
Free
Il tempo degli occhiali (verdi)
C'è posta per me - Pizzo version
Attendere, prego
Leggere attentamente le istruzioni
Piccolo genio guastatori
Tensioni
"Potrebbe sempre piovere" (cit.)
 
I'm Happy Just To Dance With You

David Bowie - Milano 23.10.03
Frankie Hi-NRG Mc - Ero un autarchico
Chicks On Speed DJ Set - Bologna 20.11.03
The Beatles - Let It Be Naked
Tori Amos - Tales of a Librarian
Elisa - Gorizia anni fa (?)
Lou Reed - The Raven
Damien Rice - Bologna 9.3.04
Franz Ferdinand - Bologna 13.3.04
Fantômas - Bologna 15.5.04
Air - Ferrara 6.7.04
P.G.R. (soundcheck) - Bologna 23.7.04
Independent Days Festival 2004 - Bologna 4/5.9.04
Black Forest/Black Sea - Bologna 6.10.04
Nirvana - With the Lights Out
Cranes - Bologna 28.01.05
NIN - The Downward Spiral (Deluxe edition)
Karate - Redworms' Farm - Bologna 25.02.05
Slint- Radian - Bologna 4.03.05
Settlefish - The Plural of the Choir
Offlaga Disco Pax - Socialismo tascabile
NIN- With Teeth
Gods of Metal - Bologna 11.06.05
Beck - Ferrara 22.06.05
Tori Amos - Modena 3.07.05
Krafwterk - Ferrara 06.07.05
Brian Wilson - Ravenna 20.07.05
Elio e le storie tese - Roma 17.09.05
The Flaming Lips - Ferrara 01.07.06
John Parish - Marina Romea 03.08.06
Elio e le storie tese e Gianni Morandi - Bologna 02.09.06
Pearl Jam - Bologna 14.09.06
Ludovico Einaudi - Divenire
The Beatles - Love
Colle der Fomento - Anima e ghiaccio
Nine Inch Nails - Milano 01.04.07
Tori Amos - American Doll Posse & Nine Inch Nails - Year Zero
Sonic Youth - Ferrara 06.07.07
Independent Days Festival - Bologna 02.09.07
Elio e le storie tese - Bologna 12.09.07
The Police - Torino 02.10.07
Amor Fou - La stagione del cannibale
Radiohead - In Rainbows
Cristina Donà - Bologna 15.12.07
Elio e le storie tese - Studentessi
 
Paperback Writer

Tess Gallagher - Io e Carver
Cornell Woolrich - Appuntamenti al buio
Haruki Murakami - Tokyo Blues Norwegian Wood
Edmond de Rostand - Cyrano de Bergerac
Raymond Carver: ancora lui
Lou Reed - The Raven
Donald Barthelme - Ritorna, dottor Caligari!
Virginia Woolf - La signora Dalloway
Ramón Gomez de la Serna - Seni
Dave Eggers - L'opera struggente di un formidabile genio
Raymond Carver - Tell It All
Bret Easton Ellis - Lunar Park
Matteo B. Bianchi - Esperimenti di felicità provvisoria
Roberto Moroni - Perduto per sempre
Ornela Vorpsi - La mano che non mordi
Vitaliano Trevisan - Il ponte - Un crollo
Daniel Clowes - Ice Haven
Oliver Adam - Scogliera
Olivier Adam - Stai tranquilla, io sto bene
 

Savoy Truffle

Evitate i grassi: Corsica e Roma
La pasta col cavolfiore al forno
La lista della spesa
La salama da sugo
Ode al biscotto
Metti una sera a cena
Sembra carne ma non è
Cookies: 1 2 3 4
 

letto o guardato con la coda dell'occhio *loading* volte, grazie

Voglia di scrivermi? Fatelo pure.

A Pic in the Life - L'inutile fotoblog di
A Day in the Life

www.flickr.com
Questo è un badge Flickr che mostra le foto pubbliche di A Flickr in the Life. Crea il tuo badge qui.
 
 

potevo farne a meno?
ovviamente sì, ma...

 
 

blog interessanti

Alessandra G.
Alice nella città
Benty
Bestiario
Bet
Il blog di Gago
Bloghdad
Bradipa
Brekane
C-Blog
Casa Logic
CiccSoft
The Clap
Daniela
Distilleria
Emme Bi
Euston Station
Le Falabrac
Ferramenta
Fio
La fortezza
Francesca
Franchino
Franciskje
Garnant
Giorgi
Gipi


Icepick
Igort
Inkiostro
Invasiva
Latifah
Libertà di stampa
Lipperatura
Macchianera
Magenta e Woland
Mai stato in tv
Maria J. Coe
Mattonella
Mondo Oltro
Non è niente
Non si scherza più
No, tu no
The Petunias
Polaroid
Il polpo dentro
Post Office
Pulsatilla


Quarky
Rael
Remo Bassini
Rollino
Scott Ronson
Seconda Visione
Spocchia
Succo d'arancia
Succo di mela
Sviluppina
Una testa vuota
La Torre di Babele
Valido
Vicolo sordo
Violetta B.
Weekendance
Zazie

 

altre cose interessanti

A classic education
All Music Guide
BowieNet

DarkDreams - The Films of Dario Argento

Fernandel
Internet Movie Data Base
Laghetto
Massive Attack
MiceCars
Nine Inch Nails
Città del Capo - Radio Metropolitana
Radio Rock - Roma

Raymond Carver
Settlefish

The Beatles
Tommaso Labranca

Tool
Tori Amos
XPeople



 

 

Monolocane. Andava in onda ogni giovedì dalle 2230 alle 0030, sui 94.700 e 96.250 Mhz di
Città del Capo - Radio Metropolitana di Bologna, o in streaming.

 
 
 

 

 

 

Creative 
Commons License
This work is licensed under a Creative Commons License.

Listed on Blogwise

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Feed XML offerto da BlogItalia.it

Blog Aggregator 3.0 - The Filter



giovedì, 30 giugno 2005
 

Dagli stessi produttori di Neighbours, in associazione con Google, Virgilio, Yahoo! e Shinystat
Referrers - Gente che cerca altro
14. al concerto ho mostrato le mie tette

"L'italiano è una lingua di perifrasi." Questo fu il suo primo pensiero compiuto di quella mattina, pensiero che faceva fatica a farsi sentire, sommerso dal fischio continuo che le rimbombava nelle orecchie. "Non esiste un equivalente italiano di hangover. Una parola sola, cioè. Lingua meravigliosa, l'inglese." Poi sentì una fitta allo stomaco, pensò che forse doveva mangiare, le venne da vomitare. Si riprese e si mise a sedere sul letto. Respirò. E iniziò il processo di recupero nella memoria, per rispondere ad una semplice domanda: "Che cosa ho fatto ieri sera?", domanda che aveva diversi corollari, corrispondenti, più o meno, alle cinque "W" del giornalista. "Who, what, when, where e..." Non si ricordava l'ultima, la più importante. "Why. Perché?"
La sua memoria sbuffò, crepitò e regalò una sensazione al suo cervello: aria sul petto.
Andò in bagno, si chinò sulla tazza, ebbe un déjà-vu poco prima di vomitare le ultime cose che aveva nello stomaco. Liquidi, per lo più. Alcolici.
Aveva abbracciato il cesso anche appena era tornata a casa, quella notte. Il fischio nelle orecchie non diminuì. Qualcuno la stava pensando? No. Era stata ad un concerto.
Ecco, sì. Un concerto. Tentò di focalizzare su quel brandello di ricordo, togliendo tutto ciò che poteva peggiorare il suo stato di post-ubriacatura, concisamente detto "hangover". Eliminò le luci violente del palco, la calca della gente, il fiato caldo di qualcuno dietro di lei. Si passò una mano sul collo, era sudata. Anche la notte prima era sudata, faceva caldo, ondeggiava la testa, forse anche senza muoverla. Si ricordò di un barista, della sua mano raffreddata dalla birra nel bicchiere di plastica, di una sua amica che le diceva "ancora?", di lei ipnotizzata dai movimenti del batterista, di lei che sentiva caldo e rideva.
Aveva sollevato la maglietta, mostrando il seno al gruppo.
E anche a qualcuno al suo fianco.
Poi aveva riabbassato la maglietta.
Rivomitò. Evidentemente c'era ancora qualcosa nello stomaco.
Ebbe un'altro flash, di un flash. Cioè rivide proprio il lampo di una macchina fotografica negli occhi. E se qualcuno le avesse fotografato le tette? "Oddio", pensò. Stavolta la lingua italiana era vantaggiosamente sintetica almeno quanto l'inglese.
Tornò nella sua camera e vide il computer acceso. Aveva scritto un post sul concerto, su tutto. Si affrettò a cancellarlo, senza neanche rileggerlo. Tutto era chiaro, adesso, e anche il fischio nelle orecchie stava diminuendo. Tutto tranne una cosa.
"Why?" La domanda era stampata nella sua mente, e la risposta "ero ubriaca marcia" non la soddisfaceva. E se qualche motore di ricerca avesse memorizzato già quel post?
Digitò in fretta alcune parole e cliccò sul pulsante dei risultati.
Altri blog, altri concerti, altre tette. E si sentì per la prima volta parte di una comunità.

adayinthelife | 18:57 | commenti (5)



martedì, 28 giugno 2005
 

Come il maiale
Un post dove non si butta via niente

Del concerto di ieri dei Sonic Youth e Fantômas a Ferrara non vi dico molto, non ho voglia. Ma, lo ammetto, è stato un concerto strano. I Fantômas sono stati meno bravi della loro apparizione a Bologna. I Sonic Youth, beh, che dire: hanno iniziato nervosetti e hanno concluso alla grande, con un pubblico esaltato come non mai. Un concerto più sporco e meno precisino dell'ultimo che ho visto. Non so se più bello, difficile a dirsi.
Ma la città delle biciclette in questi giorni mi vede di continuo: anche domani, infatti, sarò a Ferrara, al Mel Book Store alle 1830 per presentare l'ultima fatica di quel bel guaglione di Gianluca Morozzi, L'era del porco. Poi andremo a cena, spero, e quindi ci godremo il concerto gratuito di The Faint e Bright Eyes.
Morozzi sarà anche ospite (telefonico) dell'ultima puntata di Monolocane, in onda come al solito giovedì dalle 2230 sui 96.3 e 94.7 MHz bolognesi e provinciali, o se no in streaming qui e qui.
Sulle stesse frequenze, invece, va in onda tra cinquanta minuti circa l'ultima puntata di Seconda visione, in attesa del Gran Galà di martedì prossimo.

Scusate la scarsa fantasia, ma oggi toccherò le undici ore di lavoro. Per ora scrivo queste righe, perché sono a sei, circa.

adayinthelife | 19:05 | commenti (4)



sabato, 25 giugno 2005
 

Il tempo degli occhiali (verdi)

Mi sono deciso a cambiare gli occhiali, dopo tanto tempo. E, incredibilmente, ho anche le idee chiare su come li voglio. Verdi. Possibilmente non grandi quanto un campo da polo. Possibilmente di plastica (cellulosa) non di metallo. Pronti? Via.
Vado dal primo ottico, completamente a caso.
"Salve, vorrei una montatura per..."
"Primo piano ascensore", dice la commessa. Poi sorride.
Il primo piano è completamente deserto. Di occhiali verdi non c'è traccia. Ce ne sono di tutti i tipi: grandi, piccoli, da bambini, tondi, quadrati, esagonali, di metallo, carta riciclata, blu, neri, gialli, rossi. Ma verdi no. Scoprirò solo dopo perché.
Secondo ottico. Commessa bionda e stronzissima, ma molto affabile. Sorride anche lei, ma probabilmente per una forma di paresi. Le chiedo degli occhiali verdi. Me ne mostra due. E, sempre sorridendo, dice: "C'è un'offerta: ogni montatura ha lo sconto di quaranta euro." E qui faccio il primo errore, non facendo un triplo salto mortale e donandole la mia carta di credito urlando "E' fichissimo!". Semplicemente, dico "Ah, bene". E questo mi segna definitivamente agli occhi gelidi della rigida commessa. Che inizia a mostrarmi altri occhiali, ma di altri colori, in maniera graduale. Parte da un grigio verde, continua con un modello grigio, poi si gioca il tutto per tutto e mi mostra una montatura blu. Quando le faccio notare l'incoerenza cromatica, mi rivela il segreto: gli occhiali verdi escono tutti a settembre. E mi immagino piantagioni di occhiali, e la festa del raccolto, il ballo della diottria, scene bucoliche e oftalmiche, un oculista che dice "Abbiamo avuto un buon raccolto" e, come l'uomo del Monte, dice sì. A quel punto decido di cambiare strategia, e chiedo un preventivo delle lenti: che costano abbastanza da cancellare completamente il vantaggio dello sconto incredibile sulla montatura. Mi fa quindi il preventivo, io ancora non dimostro entusiasmo, e lei mi ripete, con varie formule, che ci sono quaranta euro di sconto sulle montature. Poco convinto del preventivo dico che vedrò, ripasserò, e lei mi congeda con un lapidario "Non so se li ritroverà, sa, con questo sconto..." Me ne vado, e immagino la commessa che, finalmente, si scioglie in lacrime urlando che, in realtà, il suo sogno è sempre stato fare la telefonista.
Terzo ottico. Un'altra donna, che mi confessa subito che di occhiali verdi non ne ha. Anche lei me ne mostra di tutti i colori, tirando fuori una decina di cassetti pieni i occhiali, continuando a ripetere che gli occhiali verdi escono a settembre-ottobre. "Tornerò", dico. "Buona estate", fa lei.
L'ultimo ottico ha un negozio scalcagnatissimo. In tutto credo abbia due o tre modelli di montatura. Ovviamente me li mostra. Nessuno di loro è verde, ma quest'ultimo negoziante non conosce il mistero della crescita ottica e non mi parla di raccolti settembrini. Già che ci sono gli chiedo quanto mi costerebbero le lenti: quaranta euro in meno di quanto le avrei pagate dalla commessa col rigor mortis. "Moh shenta", dice lui quando gli rivelo della differenza di costo, "lei può benishimo comprare là la montatura e venir da me a fare le lenti. Oh, shono optometrishta, io, miszuro vishte e fazzo lenti ogni zorno."
Mi immagino di tornare dalla donna dagli occhi di ghiaccio e di comprare solo la montatura. Mi sento già come se l'avessi uccisa. "Ripasserò a settembre", dico all'optometrishta, "in tempo per il nuovo raccolto."

adayinthelife | 15:03 | commenti (7)



giovedì, 23 giugno 2005
 

Questa sera tutti da Beck, è festa ye-ye*
Considerazioni sparse e frammentarie, come sempre dopo le feste ben riuscite

La rassegna "Ferrara sotto le stelle" dà sempre gioie infinite, ma il concerto di ieri di Beck è stato qualcosa di più.
Hanno aperto i Raveonettes, ma non me li sono filati più di tanto: la mia attenzione è stata presa da tre cose, infatti. La prima è stata rendermi conto di quanto il batterista assomigliasse a Micheal Stipe. La seconda, capire se la cantante mi piacesse o meno (alla fine ho capito che non mi piaceva). La terza, capire a che animale assomigliasse un'americana che stava vicino a me: ancora non sono giunto a conclusione.

E poi è arrivato Beck.

Mancava solo il piffero che suonavo alle medie. Beck ha un approccio totale verso la musica: il palco è stracolmo di strumenti, almeno due set di percussioni attive, ma anche diamoniche, sintetizzatori e tastiere, bidoni di latta, ogni possibile variante delle maracas, bassi, chitarre, banjo (suonati per finta), rumori fatti con la bocca, na na nannannanna na na, tamburelli, tutto. E anche i generi toccati sono moltissimi, ma questo, di Beck, già si sa. Egli (adoro scrivere "egli") rappa, canta, parla, salta, danza. Tutto. Si diverte e fa spettacolo, uno spettacolo totale.

Quanti Losers. Quando iniziano gli accordazzi slide, penso che, allora, la fa. La canzone che l'ha fatto conoscere nel mondo intiero è accompagnata da una foto dell'epoca di Mellow Gold (e non è che il signor Hansen sia cambiato molto, poi). Ovviamente tutto il pubblico canta a squarciagola il ritornello. O, sigh, qualcos'altro...

Intermezzo. Sono vittima di una persecuzione, da tempo: a qualsiasi concerto io vada, dietro di me ci sono sempre degli ubriachi, piuttosto imponenti fisicamente e di solito di origine veneta, che riescono in alcune imprese:
1. tenere a voce altissima un discorso che fondamentalmente prevede una persona A che dice "la conosci questa?" e una persona B che dice "no": beh, riconosco loro una certa capacità dialettica e polmonare, visto che un dialogo del genere dura almeno venti minuti e riesce ad essere perfettamente udito nel raggio di cento metri, senza badare ai watt emessi dagli amplificatori;
2. usare le canzoni che sono suonate al momento per intonarci su cori da stadio o, più semplicemente, insulti di vario tipo, a caso o verso qualche particolare nemico del gruppo di alcolizzati: il tutto sempre ai toni indicati al punto uno;
3. nel momento in cui qualcuno fa notare loro che, insomma, vorrebbero sentire il concerto e non "daimoruzzifacciilgol, facciilgooooooool", diventano educatissimi, chiedono scusa e stanno zitti: per un minuto esatto, per poi ricominciare esattamente come prima.

Heart. Beck ama la chitarra acustica, e tocca la vetta più alta del concerto quando riprende la sua cover di "Everybody's gotta learn sometimes", in maniera ancora più intima che nella colonna sonora di Eternal Sunshine. E io ho già gli occhi lucidi. Niente in confronto ad uno al mio fianco che, quando si passa al pezzo successivo, e poi a "The Golden Age", scoppia in lacrime. Appena però gli altri componenti del gruppo, seduti ad una tavola apparecchiata, iniziano ad usare piatti, bicchieri e posate per accompagnare il brano, urla tra le lacrime "Stronzi" e si copre il viso con le mani. Mah. Secondo me è uno che è stato traumatizzato dal concerto del 1980 degli Skiantos**, e appena vede delle stoviglie su un palco impazzisce.

All Tomorrow's Parties. Alla fine del concerto, salgono una ventina di persone del pubblico e, finalmente, mentre tutti ballano intorno a me, e sul palco, e tutti suonano qualcosa o percuotono qualcos'altro, capisco di essere ad una delle feste più divertenti della mia vita. Uscendo, effettivamente, nessuno usa la parola "concerto" e nessuno si preoccupa di avere fatto casino a casa Beck. Non vedo l'ora che mi inviti di nuovo. Magnifico.

* Il titolo è un omaggio ad una trasmissione radiofonica meravigliosa, che però non c'è più.
** Freak Antoni parlerà dei Beatles proprio stasera, dalle 2230, nella penultima puntata di Monolocane, una trasmissione radiofonica un po' meno meravigliosa, che potrà essere ascoltata
qui o qui. Perché dei Beatles? Perché esattamente quarant'anni fa facevano la loro prima e unica comparsa in Italia. Sì, ogni occasione è buona, 'mbè?

adayinthelife | 14:30 | commenti (6)



domenica, 19 giugno 2005
 

MeDCna per l'anima

Come reazione alle varie ipotesi di una rinascita democristiana ho avuto una specie di dolore intenso, che però, poco dopo, ha lasciato spazio ad una strana e impalpabile sensazione di calore.
Ho tentato di capire che cosa fosse, razionalizzandola, cercando di circoscriverla, ma ho compreso tutto d'un tratto che cosa fosse.
In questo momento tremendo, in cui noi giovani adulti, nati verso la fine degli anni settanta, non abbiamo lavoro, o se ce l'abbiamo è precario, non abbiamo certezze, non abbiamo punti di riferimento né politici, né culturali, né sociali, una sola cosa ci può salvare: la Democrazia cristiana. Ma sì, vi ricordate? Eravamo piccoli, tutto sembrava meraviglioso, avevamo i giochi di società e le partite a pallone nel cortile sotto casa, e il telegiornale parlava di Pentapartito, e noi imparavamo che penta voleva dire cinque in greco, come Canale 5, e lo sapevamo dire anche in spagnolo e francese, cinque, cinq, la cinco!
E c'era la diccì, o di ci, o DC, e nessuno sapeva perché: c'era e basta, da sempre, e ci sarebbe sempre stata, immobile, paludata, l'immagine della politica sulla quale adagiarsi, o il simulacro del bersaglio di infinite crudeli battutine, l'imitazione di De Mita, facilissima da fare, bastava nasalizzare tutti suoni, e Andreotti e la sua gobba, e Fanfani è un nano. Il CAF, unico caso al mondo, credo, di sigla che unisce il nome di tre politici, ovviamente se escludiamo gli Abba, che però erano in quattro.
E poi Craxi, il benessere, la forma di edonismo meidinitali importato dagli Stati Uniti, David Hasselhoff ospite al Drive In, Arnold (alto quanto Fanfani, ah ah) ospite al Drive In, Piersilvio Berlusconi ospite al Drive In. Le tette, il grande centro, la destra e la sinistra, la falce e martello, lo scudo crociato, il garofano, il culo di Tinì Cansino, il sole che sorge, l'edera, il plì, Donat Cattin, che qualcuno pronunciava alla francese, qualcuno all'italiana, metallari da una parte, paninari dall'altra, Goria e Andreatta, Longo e Martelli. Tutti dicevano che tutti rubavano, sfiorando l'autodenuncia. Chi non rubava, prima o poi, era costretto ad adeguarsi, e chi parlava, parlava, ma non aveva le prove, e dopo un po' smetteva. Ma grazie alle linee essenziali ed eleganti dettate nel dopoguerra, ancora attualissime, mai demodè, tutto il mondo era chiaro e semplice.
Facile, chiaro, limpido, Recoaro? Fiuggi e la sua svolta erano lontano, qualcuno chiamava l'emmeesseì "mis" e io non capivo perché, ma sapevo che quelli erano fascisti, senza ma e senza post, e io vivevo in un capoluogo di provincia democristiano, e il padre del mio compagno di banco era democristiano, e il nonno del mio compagno di banco era democristiano e bestemmiava, proprio come i miei vicini, democristiani, che andavano a messa, ma bestemmiavano prima o dopo, mai durante. Tutti abitanti di un paese democristiano, un paese che democristiano sarebbe sempre stato, qualunque cosa fosse successa.
Rivoglio la DC, mi dà sicurezza: una madeleine enorme nella quale vivere, protetti e al caldo, facendo opposizione rigorosamente dall'interno e mangiandone un pezzettino, di tanto in tanto, ma solo per pura golosità.

adayinthelife | 20:05 | commenti (10)



giovedì, 16 giugno 2005
 

Livin' in a radio (show)

Certe volte mi diverto a cercare il nome della trasmissioncina su Google, e scopro cose buffe. Come, per esempio, il fatto che la cara Runrig vive nel mio programma radiofonico da un bel po', ormai. Si nasconde bene, evidentemente.
Siamo alla puntata meno tre, ragazzi, a fine giugno si conclude la stagione e con i botti.
Questa puntata, al limite, potete anche perdervela, ma le prossime due, no. Se volete allenarvi, iniziate a farlo da stasera, sui 96.3 e 94.7 MHz di Bologna e provincia, oppure in streaming dal sito della radio o da Radionation.

adayinthelife | 15:38 | commenti (3)



lunedì, 13 giugno 2005
 

Sorrisi metallici

Sabato scorso sono stato, per la prima volta in vita mia, al Gods of Metal. Pensavo di raccontare qua alcune delle cose buffe che ci sono successe, ma ci ha già pensato Valido, quindi andatevi a leggere i suoi resoconti.
Parlerò invece di alcune sensazioni che ho provato. Intanto, la gente, la quantità strabordante di persone che si è riversata nell'Arena del Parco Nord qui a Bologna. Roba da ripetersi continuamente "Sono ad un raduno di metallari nel 2005", chiudere gli occhi, strabuzzarli, ripetere dall'inizio. Qualcosa come trentamila persone almeno, ma probabilmente di più. Trentamila persone che hanno sborsato cinquanta euro a giornata. Ed ecco la prima considerazione.
Al metallaro non gliene importa nulla dei soldi, quello che conta è vedere il concerto, i suoi idoli che saltano da una parte all'altra del palco, le chitarre suonate a mille all'ora, circondato da sudatissime t-shirt nere. Non esiste la politica di prezzo, l'autoriduzione, si paga e basta. Orgogliosamente.
Attenzione, non crediate che guardi tutto dall'alto, eh no. Perché come molte persone di mia conoscenza, più o meno coetanee, il mio primo approccio con la musica è stato proprio con l'heavy metal. Ma non sto parlando delle prime canzoni ascoltate (altrimenti Cristina D'Avena andrebbe in rovina, e sarebbe in piazza Verdi a mendicare una birra), bensì della prima passione musicale. Per me, un nome: gli Iron Maiden, headliner della prima giornata del festival. Per una serie di motivi, quindi, ho visto gli Iron Maiden quasi quindici anni dopo avere sentito le loro prime cose, e, diciamo, quattro anni dopo avere smesso di sentirli.
Fede: Hai qualcosa degli Iron in cd?
Io: No, tutto in cassetta. Ma tutto.

Questo dialogo è esemplificativo di quando collocare gli Iron Maiden nella mia vita, fatta di walkman, cassette e disagio da provincia remota. Ma è stato un concerto bellissimo, ho cantato tutte le canzoni (breve considerazione: in quali accidenti di neuroni sono immagazzinati i testi delle canzoni degli Iron Maiden? Perché quelli e non - anche - la storia romana, che pure devo avere studiato, come da programma ministeriale?), e mi sono distratto solo durante gli assoli. Seconda considerazione.
L'assolo è il cancro che ha divorato il metal dall'interno. Sebbene, infatti, le scenografie siano spesso pacchiane, le mosse improponibili, per non parlare (talvolta) dei testi, tutto passa e va, basta crederci almeno per un po'. Ma gli assoli, cristo, gli assoli no. Perché esiste l'assolo heavy metal, che a volte si impersonifica, raggiungendo la corporeità (nel caso in questione, una grossa corporeità)? I riff rimangono, e vengono pesantemente sfruttati anche adesso (vedi l'ultimo singolo dei Daft Punk). Il discorso vale anche per gli Slayer, che hanno preceduto i Maiden (altro concerto decisamente emozionante). E vale per tutti i pezzi metal, almeno per chi ama questo genere. Insomma, inizia il pezzo, riff iniziale, si inizia a scuotere la testa, si batte il piedino, ci si getta nel pogo, ritornello cantato a squarciagola, e poi... Come il coitus interruptus, l'assolo (anche se i fan degli Iron Maiden si riconoscono per la caratteristica peculiare di cantare gli assoli: na nananaaaa naaa naaa, o con variante vocalica: oooo-ohohohooooo): si tenta di tenere il tempo per qualche secondo, il tempo di sentire dodici scale pentatoniche, ma poi basta, ci si guarda intorno, si fa o-oh, ma, fondamentalmente, si aspetta che tutto ricominci.
Ma mi sono divertito, eccome. E' stato come piombare ai miei quindici anni, senza passare dal via, così. Mi è spuntato un brufolo, ho pensato ad una mia compagna di classe tettona ma inguardabile, e ho sorriso.
Eh, già, ho sorriso, perché la terza considerazione è che, a differenza di discotecari mascellati, indierocker attenti a non spettinarsi la frangetta, emoboys che si tingono la chioma di nero, b-boys che, alla fine, soffrono della scomodità di pantaloni troppo larghi, i metallari si divertono e sono veramente felici. E, soprattutto, se ne sbattono delle mode e della ricerca spasmodica e spesso insensata del nuovo-a-tutti-i-costi: le decine di migliaia di persone che erano sabato a cantare con Bruce Dickinson ne sono la prova. Anzi: la fottuta prova.

adayinthelife | 15:30 | commenti (28)



sabato, 11 giugno 2005
 

"Good morning, and in case I don't see ya, good afternoon, good evening, and good night!"

Certe volte sogno ad occhi aperti di essere come Truman nel Truman Show. Immagino che tutte le persone che conosco siano comparse in un mondo del tutto artificiale, che i miei movimenti siano controllati, come il resto delle cose che faccio.
Ultimamente penso, però, che gli ascolti vadano male. Vogliono che io faccia un gesto di disperazione inconsulto, imprevisto, proprio come Truman alla fine del film. No, perché non è possibile che una delle espressioni più usate per parlare di questo referendum sia "buon senso", che abbiano assoldato decine di comparse per darmi volantini su cui campeggiano feti et similia per non andare a votare, che Giovanni Lindo Ferretti spari delle cazzate colossali del genere.
Fate che lo show continui, datemi speranza di un mondo un po' migliore, sebbene finto. Andate ai seggi, domani o lunedì e votate quattro sì. Altrimenti mi toccherà andarmene.

adayinthelife | 14:32 | commenti (9)



giovedì, 09 giugno 2005
 

Fans

Leggevo recentemente dei problemi che ebbe la copertina del primo disco dei Residents. La presa in giro, nel titolo, e soprattutto nella grafica di copertina, del primo disco dei Beatles uscito in America, per la Capitol, è evidente. E pare che siano stati proprio i fan dei Fab Four a lamentarsi per primi, parlando di "lesa maestà", o qualcosa del genere. Nelle note di copertina della nuova ristampa del terzo disco dei Residents, a sua volta "problematico" in quanto riportava alcuni simboli nazisti, il curatore della nuova edizione diceva, a proposito di Meet the Residents, che probabilmente i Beatles erano molto più intelligenti dei loro fan e non se l'erano presa per niente per quello che avevano fatto i Residents.

Mi piacerebbe mettere alla prova i fan dei Beatles con questo. Si tratta di un medley di canzoni dei quattro rifatte da Frank Zappa l'otto marzo 1988, spingendo lievemente sul versante pornografico. Leggero, innocente e sporcaccione come una canzoncina di bimbi. Sentitelo, nel file zip c'è anche il testo.

Ringrazio per il dono il caro fratello di parole, tornato finalmente alla scrittura.

adayinthelife | 00:59 | commenti (4)



lunedì, 06 giugno 2005
 

Clicca sulla foto se la vuoi vedere più grande. Se.Un tempo qui era tutta montagna

Fare un resoconto dettagliato dei miei tre giorni in montagna sarebbe noioso quasi quanto passare una serata girando per i locali notturni dei posti dove sono stato per il ponte del due giugno, pur non essendo altrettanto breve, visto che tutto chiude prestissimo lassù. Cercherò quindi di fare un riassunto.
Innanzitutto c'è da dire che io e la Natura non abbiamo un buon rapporto, tranne quando la Natura si presenta sottoforma di sella di cervo in crosta di nocciole. Animalisti e vegetariani, fatevene una ragione, non voglio mancarvi di rispetto. Tanto più che il cervo è stato convinto dialetticamente a farsi servire con contorno di cavolo cappuccio, almeno secondo quanto mi ha assicurato la proprietaria del ristorante dove ho mangiato, Chez Frau Blucher.
Clicca sulla foto se la vuoi vedere più grande. Se.Ma non buttiamoci subito sul cibo. La montagna è aria pura, valli, boschi, splendide passeggiate. Passeggiate, appunto. Appena arrivati M., chiamato scherzosamente "Mein Kapitan" per l'uniforme che indossava e per la particolarità di esprimersi a scudisciate, ha convinto noialtri a fare una "breve escursione", fino alla "Malga alta". Che era veramente alta. "L'escursione è facile", ha detto con accento prussiano. Effettivamente così era, una volta passato il ponte di tronchi sul torrente e dopo avere scongiurato l'infarto per tre volte. "Vedrete, ne vale la pena", ci ha detto. E non abbiamo potuto dargli torto quando, un'ora e mezza dopo, assetati e con il cuore che aveva lo stesso numero di battiti di un rave party, abbiamo sentito un'odore e un rumore inconfondibile: quelli delle ruspe. La "Malga alta", evidentemente, stava diventando la "Nuovissima Malga alta", a colpi di bulldozer.
M. non si è lasciato prendere dallo sconforto. "Un po' più in là c'è un posto bellissimo, andiamo". E lì ho sperimentato la vera dilatazione dello spazio-tempo. I "cinque-dieci minuti" che ci volevano per raggiungere il posto bellissimo sono durati quasi un'ora. Alla fine siamo arrivati in un locus amoenus chiamato "Regina del bosco". Fondamentalmente una capanna e un tavolino deserti, molto simili come atmosfera al campeggio "Crystal Lake" di Venerdì 13. "Ma perché 'Regina del bosco'?" ha chiesto un malcapitato. L'abbiamo capito subito. Il nome derivava dalla specie dominante dell'area, la zanzara tigre. Siamo stati immediatamente attaccati da decine di insetti, che hanno tentato di pungerci ovunque, infilandosi sotto i pantaloni e sbattendosene allegramente della Convenzione di Ginevra. "Ripieghiamo", ha ordinato la nostra guida tenendo alta la sua Luger e facendo dietro front.
Il giorno dopo, altra escursione. "Stavolta è un po' più difficile", ha detto M. Dopo un quarto d'ora due di noi cercavano un defibrillatore con l'892424, riuscendo ad ottenere soltanto il numero di svariati produttori di speck. Dopo mezz'ora, finite le inumazioni, M. ha esclamato: "Oh, adesso sì che iniziamo veramente a camminare". Io non ho visto nulla, se non una stradina che si inerpicava tra i massi su nel bosco. Il risultato? Settecento metri di dislivello in due ore di camminata. M. ha ripetuto "siamo quasi arrivati" per tutta la seconda metà del percorso, e ha smesso solo quando uno di noi l'ha minacciato, come le scimmie di 2001, brandendo un femore, povero resto di un'escursionista trovato per strada.
Alla fine, però, lo ammetto, ne è valsa la pena.
Tornati a casa ci siamo rifatti con un lauto pasto: polenta con ragù e formaggi. Durante la notte sono stato raccolto dalle guardie forestali mentre vagavo per i boschi declamando poemi di Schiller. Dopo avermi picchiato per avere sbagliato dei genitivi, le guardie mi hanno lasciato libero e sono tornato a casa, nascondendomi da M. grazie ad un provvidenziale costume da strudel rimasto lì da anni. Sono stato scoperto, inevitabilmente, all'ora della merenda del giorno dopo.
Ma no, alla fine è stato bello. L'unica cosa che mi lascia perplesso è che, a meno che non si possa considerare "selvaggio" un rospo, non ho visto animali selvaggi. A parte questi strani insetti dal colore del tutto inspiegabile e me stesso durante l'ora dei pasti.

adayinthelife | 15:55 | commenti (15)



mercoledì, 01 giugno 2005
 

Andiamo su pe' i monti

Con il duo Spocchia vado a festeggiare la Repubblica quasi in Sudtirolo. Un gesto coraggioso, lo ammetterete. Ma non voglio lasciarvi senza un regalino, una storia interattiva (così la chiamano) che è una delle cose più belle-da-vedere che abbia notato di recente. Si chiama Hotel.
Ci si rivede domenica.

P.S. Il titolo è l'inizio (rovesciato) della canzone dei nani della Loacker. Non riesco a togliermela dalla testa. Aiuto.

adayinthelife | 22:14 | commenti (3)